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Anna Kournikova BELLA ma NON VINCE a POKER

datePosted on 11:53, maggio 19th, 2010 by admin

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PERICOLO SCIVOLONE

AK ha avuto affibbiato nel tempo dei nomignoli che esprimono e racchiudono le sue caratteristiche. Il più famoso è Big Slick (dall’inglese scivolone), oppure Anna Kournikova, e ciò perché, proprio come la famosa ex tennista russa, è bella da vedere ma non vince quasi mai. Ebbene sì … con AK non si vince quasi mai.

LA BELLEZZA DI ANNA KOURNIKOVA

Anzitutto  i nostri AK diventano più belli se giocati in posizione. Inoltre, ed è l’aspetto più importante del nostro discorso, AK pur non essendo un punto hanno la bellezza e la forza di far foldare mani superiori (naturalmente non le monster hands). Questa bellezza si concretizza tutta nell’azione preflop: è lì che i nostri AK si esprimono al meglio. Dopo il flop la nostra bella Anna Kournikova avrà ancora i capelli biondi lunghi fino alla vita, ma avrà perso molto del suo smalto. Ecco come allora gli esperti suggeriscono di giocare i nostri AK.

COME GIOCARE PREFLOP

Come dicevamo è la parte più importante della nostra azione. La nostra mano va giocata esattamente come fosse una monster! Occorre quindi rilanciare, e secondo gli esperti rilanciare di 3,5-4BB più 1BB per ogni caller.
Con bui 50/100 per esempio il nostro raise sarà di 350 se non ci sono limper, di 450 se c’è già stato un call, 550 se ce ne sono stati due.

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Se invece prima di noi c’è un raise allora dovremo contro rilanciare tre volte il raise (ricordiamoci che stiamo raffigurando KK o AA). Addirittura se questo contro rilancio supera un terzo del nostro stack allora dovremo andare all-in.

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Il PARAMETRO M salva il Pokerista MORTO al BUIO !

datePosted on 09:47, maggio 19th, 2010 by admin

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Non credo di trovare oppositori se dico che morire di bui sia la “morte” peggiore che un giocatore di Texas Hold’em possa fare. Credo che tentare per forza di rimanere aggrappati con le unghia ad un torneo che ormai ci è sfuggito di mano non abbia alcun senso. Molto meglio essere rimasti a casa a guardare un film in TV, a leggere un buon libro, qualunque cosa è meglio che morire di bui.

LA COLPA E’ DELLO SHORT STACK

Come non morire di buio? la risposta è non diventare short stack. Facile a dirsi, ma purtroppo capita. Ed è il padre di tutti gli errori.  Quando spesso mi si raccontano delle mani fatali “non ho visto carte tutta la sera, ad un certo punto ho spillato AA ed ho mandato la vasca, partivo sopra, e invece….”, scopro quasi sempre che la mano si è svolta in regime di short stack; il regime in cui diventiamo un bocconcino troppo ghiotto per chi invece ha dieci volte il nostro stack, e deve investire pochissimo per eliminarci, a prescindere dalla mano che si ritrova.

GLI ELEMENTI FONDAMENTALI DEL POKER

Dovremmo ricordare sempre che i tre elementi fondamentali del  Poker Texano, in ordine di importanza, sono:
1) il nostro stack;
2) la nostra posizione rispetto al bottone;
3) le nostre carte.

Se tenessimo in mente questa lista, ci renderemmo conto che una volta affievolito il nostro stack diventiamo vulnerabili, deboli, le nostre armi sono spuntate e non facciamo paura a nessuno.

Chiarito che comunque quella di short stack è una condizione che si può verificare, per esempio per una o più bad beat che ci hanno rosicato le chips, il problema che dobbiamo porci è quello di risalire la china. Attenzione, non quello di sopravvivere attaccati alla canna, ma di risalire, se possibile,verso l’agognata meta: l’average.

IL PARAMETRO M E I GIRI CHE RIMANGONO PRIMA DI MORIRE DI BUI

Gente che di THE ne capisce veramente asserisce che quando il nostro M è inferiore a 10 dovremmo andare all in con anytwo. Ma che vuol dire? Anzitutto vediamo per inciso cosa è sta benedetta M.

Il parametro M è stato per la prima volta introdotto dal matematico Dan Harrington, che nel suo “Poker Strategy”, ha addirittura riservato un intero capitolo alla ‘M Zone’ – Theory and Inflection Points.
Tradotto in due parole la M indica quanto ci ‘costa’ un giro, oppure quanti giri possiamo ancora sopravvivere senza giocare una mano. Meglio ancora è il rapporto tra il nostro stack e la quantità di chips necessarie a giocare un numero di mani pari al numero dei partecipanti al tavolo.
Il calcolo è veramente semplice. Basta dividere il nostro stack per la somma di piccolo buio, grande buio, e, se ci sono, gli ante. In un livello 25/50 ad un tavolo full ring (9 giocatori), per esempio, se abbiamo 4500 chips di stack, ogni giro punto 50 di BB e 25 di SB che fa 75, la nostra M sarà 4500/75 cioè 60.
In un livello 300/600/50 dello stesso tavolo e con lo stesso stack , per esempio, la nostra M si sarà ridotta a poco più di 3.

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Gli STILI DI GIOCO nel poker online

datePosted on 20:05, novembre 4th, 2009 by admin

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Nel poker qualsiasi decisione noi prendiamo, sia di tipo tecnico che tattico e strategico in occasione dei tornei, non può mai prescindere dall’idea che ci facciamo degli avversari, ovvero del loro stile e del loro modo di interpretare il gioco. Una regola fondamentale del poker recita infatti “cerca di giocare gli avversari, non solo le carte” (“play the players not only the cards”). Entrare nella testa di chi ci sta di fronte è essenziale per cercare di comprendere che cosa ha in mano. Cerchiamo quindi di definire, a grandi linee, le tipologie di giocatori che si possono trovare al tavolo (e così magari ritroviamo anche il nostro stile all’interno di queste categorie!); iniziamo a distinguere in base alla scelta delle mani che vengono giocate e in base al livello di aggressività. In base al primo criterio abbiamo i giocatori loose, ovvero coloro che giocano molte mani anche quelle che normalmente vengono giudicate mediocri; nel secondo i giocatori tight, coloro che invece in questo senso sono molto più selettivi.Per quanto riguarda invece il livello di aggressività, troviamo i passive che come si intuisce sono giocatori passivi, inclini a chiamare senza effettuare rilanci, non bluffano e non fanno “trick plays”; al contrario gli aggressive sono ovviamente giocatori aggressivi che mettono sempre sotto pressione l’avversario con rilanci, giocate a sorpresa e bluff. La combinazione tra queste categorie principali ci consente di creare delle ulteriori tipologie. I giocatori loose che hanno uno stile passivo sono spesso definiti come calling station: giocano moltissime mani, limitandosi a chiamare, con l’idea di vedere quasi sempre fino all’ultima carta, al river. In questa categoria è facile trovare giocatori che vivono il poker come puro divertimento o come un gioco di fortuna (non sono di certo i professionisti del poker); sono ottimi avversari da trovare al tavolo perché regalano molte chips, basta però evitare di fare giocate “strane” contro di loro o tentare bluff, perché non porterebbero ad alcun risultato. Molto meglio giocare “lineari” e quando si ha un buon punto, puntare fino alla fine perché saranno comunque propensi a chiamare fino in fondo anche con un punto inferiore in mano. Viceversa i giocatori loose aggressive sono avversari temibili perché, come si intuisce facilmente, risultano molto difficili da “leggere”: giocano molte mani e quasi sempre in maniera aggressiva, concedendo pochissima iniziativa agli altri, con rilanci, trick plays e bluff. Il modo migliore per affrontarli è di aspettarli con una mano forte e giocarla in maniera molto aggressiva: così possono essere isolati (è infatti importante affrontarli in “testa a testa”) e rendere massimo il guadagno di chips che si può prendere da loro.I loose aggressive corrono però un grande rischio, quello di estremizzare il loro gioco e diventare i cosiddetti maniac, ossia giocatori completamente fuori controllo che giocano al massimo qualsiasi mano, ignorando ogni tipo di logica. Normalmente sono giocatori che in breve tempo finiscono le loro chips e in questo senso sono avversari che è bene avere al tavolo. Attenzione però a due rischi: il primo è la possibilità che di tanto in tanto causino della “bad beat” (ovvero vincano dei piatti in maniera rocambolesca); in secondo luogo tendono ad aumentare l’aggressività generale del tavolo perché tutti gli avversari cercano di isolarli rilanciando sempre sulle loro mani. I tight passive sono giocatori abbastanza rari al tavolo; spesso diventano calling station nel momento in cui iniziano a giocare molte mani, oppure le cosiddette rock. I giocatori “rock” non sono giocatori brillanti, ma adottano uno schema di gioco che li porta mediamente a risultati positivi: giocano poche mani, se non hanno un punto “foldano”, quando invece hanno una buona mano puntano, quando è molto buona rilanciano. Giocare contro di loro è abbastanza semplice perché sono giocatori prevedibili e leggibili ed è possibile anche effettuare dei bluff contro loro; ma averli al tavolo non è molto redditizio poiché non regalano nulla. Sono giocatori fondamentalmente timorosi di perdere chips.I giocatori forse più temibili sono invece i tight aggressive, perché sono giocatori “solidi” ma che al tempo stesso sanno ottimizzare le loro mani. Non è un caso che molti professionisti appartengano proprio a questa tipologia. Sono solidi perché scelgono una gamma ristretta di mani da giocare; ma quando entrano in gioco lo fanno alla grande, con aggressività e giocate inaspettate. Non danno punti di riferimento agli avversari: a volte hanno un punto molto forte, altre stanno magari bluffando, sfruttando l’immagine di solidità che si sono creati al tavolo. Sono i giocatori forse più ostici da avere al tavolo, tanto che sono spesso considerati gli shark (squali) del gioco, in contrapposizione ai fish (pesci), rappresentati dai giocatori più passivi e deboli (calling station su tutti). Va detto però che molte volte le categorie non sono così rigide, nel senso che alcuni giocatori si comportano in un modo in determinate fasi del gioco e diversamente in altre (ad es. sono aggressivi preflop e poi più prudenti); altri cambiano completamente stile dopo un po’ di tempo. Resta il fatto che capire lo stile degli avversari e saper giocare di conseguenza è molto importante, anche se richiede tempo e molta attenzione al tavolo. Anche perché per “entrare nella testa degli altri” non è sufficiente cercare di capire chi sono o che carte hanno, ma anche che cosa loro pensano di noi e del nostro gioco. Capire senza farsi capire è uno dei segreti del poker.

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Coppie nel Poker: monster, alte, medie e basse

datePosted on 20:01, novembre 4th, 2009 by admin

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Le coppie costituiscono una delle mani di partenza che ci rendono più contenti. Hanno sicuramente alti potenziali di guadagno ma non vanno sopravalutate come invece fanno molti principianti. Teoricamente con una coppia dovremmo sempre sperare di chiudere un set (tris con due carte in mano e una sul board, altrimenti sarebbe un ‘trip’), questo renderebbe il nostro punto veramente profittevole, ma è pur vero che ciò accade soltanto ogni 7,5 volte. Inoltre sono senza dubbio le mani in cui la maggior parte dei giocatori commette degli errori che a volte possono anche costare il torneo.
Sono proprio come quei bicchieri di cristallo del servizio buono che abbiamo a casa: belli, di valore, ma da maneggiare con estrema cura.
Cominciamo col raggruppare le diverse coppie:
- Coppie monster: AA, KK, QQ
- Coppie alte: JJ, 1010
- Coppie medie: 99, 88, 77
- Coppie basse: 66, 55, 44, 33, 22

Le Monster. E’ abbastanza ovvio che le coppie monster e quelle basse hanno strategie di gioco completamente diverse, che però hanno un minimo comune denominatore: sono comunque chiare e lineari. Le coppie alte e medie invece sono le più problematiche da giocare. Le coppie monster sono in grado di vincere un piatto da sole, spesso senza bisogno di migliorare dal flop in poi. Nella maggior parte dei casi, nel texas hold’ em si combatte con una coppia e il confronto dei kicker, quindi avere già un bel paio di carte uguali tra le dita è un buon vantaggio. Il concetto generale è: meno giocatori ci sono in gioco più è forte una coppia. Quindi con AA, KK, QQ rilanciate pre-flop per limitare le fila dei rivali che vogliono entrare nel piatto. Rilanciate da qualunque posizione, non fatevi tentare di fare solo call e tentare così lo slow play per far giocare più avversari possibili e dunque rendere più ricco il piatto. Più giocatori partecipano e meno chance avete di vincere la mano. Vale la pena ricordare che AA, essendo il punto in assoluto più forte pre-flop, ottiene il maggior vantaggio appunto nel momento iniziale. Di conseguenza andare all-in pre-flop non è sconsigliato. Ovviamente puntare subito tutto raramente ci porterà a vincere più dei singoli bui, ma se avete la possibilità (per la presenza di altri rilanci o perchè conoscete il modo di giocare degli avversari) di riuscire a portare un avversario a giocarsi tutta la posta pre-flop, dovete assolutamente provarci.
Le Coppie Alte.Anche quando spillate una coppia alta, non potete non essere contenti. Ma più tornei disputerete e più vi accorgerete che sono le starting hands che vi faranno eliminare. Se tuttora vi chiedete il perchè, è presto detto: il grande problema è che quando abbiamo 1010 o JJ, ci troviamo in difficoltà a giocarle perchè sono abbastanza forti per essere sfruttate con disinvoltura, ma hanno molte combinazioni avversarie pericolose come AK o AQ che vi porteranno ad un “coin flip” e altre situazioni dove ci saranno in ballo le monster, che vi domineranno a meno di non centrare subito il flop amico. Allo stesso tempo però siete in grado di guardare dall’alto tutte le altre coppie più basse e chi si avventurerà contro di voi in degli all-in azzardati avendo magari dei suited connector come J10 o 109. Il problema è capire bene dall’azione dell’oppo, dal momento e dalla situazione di gioco, quando c’è il pericolo di un’ accoppiata dominante o di pari “opportunità” nei confronti della vostra coppia alta. Se non si fa la scelta giusta, si rischia di finire impantanati.
Le Coppie Medie. Anche questo tipo di coppie sono difficili da gestire, ancor più delle coppie alte. Perchè 99, 88 e 77 potrebberò essere vincenti senza migliorarsi, peccato però che al flop ci siano alte probabilità che esca una carta più alta della nostra coppia che ci farà pensare molto. Tutto sta a capire la texture della mano e di conseguenza risolvere questa domanda: siamo ancora in vantaggio o no? Già è difficile a dirsi, figuriamoci a farsi. Se non avete esperienza nel gestire flop difficili o se ci sono avversari aggressivi al tavolo, il mio consiglio è di utilizzare le coppie medie con la stessa strategia delle coppie basse finchè non avrete il background necessario per giocare e analizzare ogni situazione al meglio.
Le Coppie Basse. Qui il discorso è molto più semplice. Le coppie basse necessitano di migliorare al flop per poter proseguire la mano e guadagnare un buon piatto. Quindi è inutile investire troppo prima del flop. Almeno non per nostra scelta. Poi se ci sono dei rilanci con dei call (contenuti in 3-4BB) dobbiamo solo essere contenti: ci sono degli oppo con un punto tale da pagarci la nostra mano se centriamo il flop. L’ ideale è partecipare al piatto senza rilanci e continuare solo se centriamo il set. A tale scopo dovremo tenere presente una regoletta mnemonica molto importante: ‘no set no bet’.
Non c’è molto altro da dire. Forse dispiacerà gettare al vento una coppietta, ma se rimane tale dopo il flop è praticamente un obbligo, soprattutto in torneo, rimandarla al dealer senza troppi rimorsi.

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POKER UNIBET e il VALORE ATTESO

datePosted on 12:17, ottobre 30th, 2009 by admin

Su Unibet Poker l’iscrizione è gratuita e puoi giocare ai tornei freeroll gratuiti per principianti in cui si vincono soldi per partecipare ad i tornei a pagamento. Sono migliaia gli euro che ogni settimana sono messi in palio gratuitamente da Unibet Poker nei tornei freeroll.

La sigla EV è un acronimo che significa Expected Value. Il significato letterale è esattamente ‘Valore Atteso’. I libri lo traducono come “il numero che formalizza l’idea euristica di valore medio di un fenomeno aleatorio", oppure “l’ammontare della vincita (o della perdita) che si realizza in media in una scommessa”. Io preferisco chiamarlo, per immediatezza e per semplicità, Valore Atteso.
Vorrei far notare che spesso incontriamo le notazioni +EV, -EV-, oppure ++EV, –EV.  E’ intuitivo che, essendo il nostro EV, un valore numerico, le notazioni di qui sopra le leggeremo EV positivo, EV negativo, oppure EV molto positivo, EV molto negativo.
Vediamo adesso se riesco a spiegare che cosa è, a cosa serve, e soprattutto come si calcola il nostro EV.
Che cosa è i Valore Atteso?

E’ la cosa più facile da spiegare perché in questo ci aiuta la traduzione: Valore Atteso.
Ovverosia è il valore che, alla lunga, ci aspettiamo di trarre dalla nostra chiamata. Lasciamo stare che alla lunga, come dice qualcuno, io non ci sarò più. Lasciamo stare che questi concetti si applicano meglio al cash game; Noi siamo giocatori di THE in formula torneo, ed in questa formula cerchiamo di vincere e di fare quindi chiamate assennate, quelle chiamate che quando perdiamo non possiamo rimproverarci nulla.

 

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POKER MULTITAVOLO in Casinò di Sanremo online

datePosted on 12:07, ottobre 30th, 2009 by admin

Il Casinò Sanremo è online e regala fino a 30 Euro di bonus, che puoi utilizzare per divertirti e vincere con poker, blackjack, scommesse sportive e ippiche e gratta&vinci.

Nei tornei multitable del Casinò Sanremo la "bolla" è la fase in cui mancano poche eliminazioni per arrivare alla tanto attesa zona premi e si tratta di una delle più importanti fasi di gioco poichè è in proprio qui che i giocatori più esperti riescono a trarre vantaggio per costruirsi lo stack adeguato alla conquista del final table.
Prima di analizzare le strategie da attuare in zona bolla è bene specificare alcuni parametri che bisogna sempre tenere d’occhio quando si gioca un torneo multitable: l’average e la "M".
L’average non è altro che il totale delle chips in gioco diviso il numero di giocatori rimasti; per esempio se in un torneo con 500 players iscritti e 2000 chips di partenza siamo rimasti in 100 l’average sarà di 10.000 chips (500 players iniziali * 2000 chips / 100 players rimasti).
Il "fattore M" invece non è altro che il nostro stack diviso la somma tra piccolo buio e grande buio (più eventuali ante presenti al tavolo) ed è una misura di quanti bui e controbui siamo in grado di "pagare" con il nostro stack; per esempio se abbiamo 25.000 chips sui bui 500/1000 +100 in un tavolo da 10 players il nostro fattore M sarà 10 (25.000 chips / (1000 BB + 500 SB + 1000 ante).

 

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